La difficoltà di vivere il presente

Sono mesi che rimando la scrittura di questo articolo, tutto sembra avere la precedenza, il lavoro a studio, preparare il materiale per il laboratorio per i bambini, la ricerca della casa, aspettare l’ispirazione. In realtà ho procrastinato, perchè per me è più facile esprimermi con la pittura piuttosto che con la scrittura. Spesso mi è arrivato il feedback da chi mi conosce che faccio un sacco di cose, sarà pure vero, ma quasi sempre all’ultimo momento, perchè penso di avere tanto tempo davanti a me. Le bollette le pago l’ultimo giorno o il giorno prima della scadenza, in stazione arrivo giusto 5 minuti prima della partenza del treno, a lavoro corro per strada per timbrare il tesserino in orario e potrei continuare all’infinito. L’arte di procrastinare, la tendenza a rimandare, è una scelta e dipende sempre da noi.

Ma cosa c’è alla base?

L’obiettivo di procrastinare è quello di liberare l’individuo, almeno temporaneamente dalle sensazioni e emozioni poco piacevoli derivanti da una determinata situazione, e ritrovare uno stato di benessere.

Ma questo stato di benessere dura poco perchè la nostra mente ci riporta al problema che aspetta di essere risolto. Si insinua una sensazione fastidiosa che ci impedisce di vivere serenamente quella tranquillità che il fatto stesso di rimandare procura. Se provassimo a sentire le nostre emozioni nel momento in cui si presenta l’inpulso a procrastinare, forse sentiremo la paura come emozione predominante. La paura può manifestarsi in diverse forme, come ansia, angoscia, stress, scoraggiamento, apprensione, disagio, nervosismo. A livello fisico la paura si presenta attraverso tensione muscolare, emicrania, mal di stomaco, palpitazioni, e molti altri disturbi fastidiosi. Sul piano psicologico la paura è un’emozione paralizzante che ci impedisce di muoverci e di agire ogni volta che non riusciamo a prevedere le conseguenze. Eppure chi ha questa tendenza sa che bastano pochi passaggi, molto probabilmente noiosi, faticosi, per chiudere l’incombenza lasciata in sospeso. Per alcuni basta avere maggiore consapevolezza per passare all’azione, cambiare i propri comportamenti, per altri no. Infatti si tratta di comportamenti abituali a cui si ricorre in modo automatico, possiamo anche considerarla come un meccanismo di difesa che è diventato cronico. E dato che si tratta di comportamenti, i comportamenti si possono modificare.

Cosa succede?

Chi procrastina rimane in contatto con le proprie sensazioni ed emozioni sgradevoli come la noia, l’ansia o la paura di fallire. Il problema rinviato che all’inizio era abbastanza realizzabile diventa più gravoso sia nella nostra immaginazione sia nella realtà, finchè non si trasforma in qualcosa di così opprimente che comincia ad essere ragionevole rinviarlo a chissà quando. A forza di farlo, le emozioni negative si trasformono in ostacoli a una vita che potrebbe essere produttiva e protesa in avanti.

Passare all’azione, ma come?

Entrando in contatto con le proprie emozioni.

Che siano l’ansia o la paura ad accompagnare quei compiti, allargate le braccia e accogliete le vostre emozioni una per una. Invitatele ad entrare e a sedersi, fatele mettere comode. Poi affrontate i vostri compiti in loro compagnia. Una volta iniziato, vi acccorgerete che non si tratterranno a lungo; in realtà, probabilmente si alzeranno e se ne andranno immediatamente. Quando avrete quasi finito, alzerete gli occhi e scoprirete sensazioni assai più piacevoli sedute al loro posto, in attesa di festeggiare con voi la conclusione delle vostre fatiche.

Prendendo delle decisioni

Prendere delle decisioni difficili nella vita, anche se significa eliminare qualcosa che in passato sembrava importante. Qualsiasi scelta fatta porterà con sè un pò di tristezza, perdita, dispiacere, ma questo non significa aver fatto la scelta sbagliate.

Pianificando il lavoro

Fare un elenco di tutte le azioni che servono per portare a termine il compito e suddividerle in piccole attività da svolgere giornalmente.

Chiedere aiuto

Se non siamo in grado di fare qualcosa chiediamo aiuto a chi è più esperto.

La soluzione migliore è chiedersi perché questo compito non vogliamo portare a conclusione, e capire se è sintomo di un problema più profondo, e in particolare non far diventare vostre le priorità degli altri.

Gli ostacoli da eliminare:

  • la paura
  • l’indecisione
  • scoraggiamento
  • il perfezionismo
  • la noia
  • la difficoltà.

Temporeggiatore sappilo: non hai a disposizione un numero infinito di giorni in cui portare a termine i compiti che ti impegni così tanto a rimandare, la vita è ” ora”.

Senso di colpa e realizzazione di sè

” Se sei fiaccato da qualcosa di esterno,
il dolore non è dovuto alla cosa in se stessa,
ma al tuo giudizio di quella; e perciò hai
il potere di cambiarlo in qualsiasi momento.”
Marco Aurelio

Uno dei sintomi più frequenti di un conflitto interno che emerge in psicoterapia è il senso di colpa, una sofferenza intrapsichica, che è differente dalla colpa vera e propria. La colpa in senso proprio è la conseguenza psicologica dell’essersi comportati in modo da non potersi accettare, che si tratti di aver arrecato un danno a una persona cara, maltrattare il proprio figlio o la propria moglie, ecc. In questo senso il senso di colpa di fronte ad un errore commesso è sano ed esprime senso di responsabilità e di integrità, riconoscere con umiltà e dignità lo sbaglio compiuto o il dolore procurato.

Conflitto interno
E’ sintomo di un conflitto interno irrisolto quando dipende da fantasticherie e da idee personali, piuttosto che da reali comportamenti. In Gestalt viene dato grande rilievo al senso di colpa in quanto considerato un forte ostacolo alla piena auto-realizzazione dell’individuo. Il senso di colpa si instaura proprio nel momento in cui le spinte emotive vengono considerate inaccettabili da parte della persona che quindi , se le rimprovera. Può anche essere presente nel momento in cui l’esperienza, ovvero ciò che si fa, tradisce in qualche modo l’ideale al quale si sta tentando di arrivare o si aspira. In entrambi i casi la colpa inibisce la naturale espressione della persona minandone l’autenticità. La Gestalt ha il suo fulcro nell’esortazione esistenziale alla persona ad essere se stessa, il più pienamente e completamente possibile ( Clarkson, 1989). Il senso di colpa appare in quest’ ottica come come un freno alla piena realizzazione di sé, un muro oltre il quale c’è la piena consapevolezza dei propri limiti e potenzialità.

Il senso di colpa nella relazione 
Perls aveva intuito che il senso di colpa è legato alla paura di uscire dalla confluenza, paura della solitudine e dell’unicità, come terrore di eventuali rappresaglie da parte di chi si è abbandonato. Si può osservare nel rapporto madre -bambino, marito e moglie, capo e dipendente. La confluenza è una base fragile per le relazioni. L’individuo volutamente sceglie di sminuire le differenze in modo da moderare l’esperienza sconvolgente del nuovo e dell’altro. Si comporta come un camaleonte, si adegua all’altro per essere accettato, rinuncia ad essere se stesso. Affinche la persona trovi la sua piena realizzazione deve iniziare a sperimentare la propria capacità di prendere delle decisioni e di scegliere, ascoltare i propri bisogni e sentimenti che gli appartengono e non sentirsi in dovere di farli coincidere con quelli degli altri. Deve imparare che può affrontare il terrore della separazione da queste persone e tuttavia restare vivo. Affermare a voce alta le proprie aspettative, prima al terapeuta e infine alla persona a cui è demandata la soddisfazione di esse, può essere il primo passo per discriminare i tentativi nascosti di stabilire relazioni confluenti.
Tenendo in considerazione i propri bisogni e discriminandoli, si può scoprire la propria tendenza personale e unica, e si può ottenere ciò che si vuole.