Senso di colpa e realizzazione di sè

” Se sei fiaccato da qualcosa di esterno,
il dolore non è dovuto alla cosa in se stessa,
ma al tuo giudizio di quella; e perciò hai
il potere di cambiarlo in qualsiasi momento.”
Marco Aurelio

Uno dei sintomi più frequenti di un conflitto interno che emerge in psicoterapia è il senso di colpa, una sofferenza intrapsichica, che è differente dalla colpa vera e propria. La colpa in senso proprio è la conseguenza psicologica dell’essersi comportati in modo da non potersi accettare, che si tratti di aver arrecato un danno a una persona cara, maltrattare il proprio figlio o la propria moglie, ecc. In questo senso il senso di colpa di fronte ad un errore commesso è sano ed esprime senso di responsabilità e di integrità, riconoscere con umiltà e dignità lo sbaglio compiuto o il dolore procurato.

Conflitto interno
E’ sintomo di un conflitto interno irrisolto quando dipende da fantasticherie e da idee personali, piuttosto che da reali comportamenti. In Gestalt viene dato grande rilievo al senso di colpa in quanto considerato un forte ostacolo alla piena auto-realizzazione dell’individuo. Il senso di colpa si instaura proprio nel momento in cui le spinte emotive vengono considerate inaccettabili da parte della persona che quindi , se le rimprovera. Può anche essere presente nel momento in cui l’esperienza, ovvero ciò che si fa, tradisce in qualche modo l’ideale al quale si sta tentando di arrivare o si aspira. In entrambi i casi la colpa inibisce la naturale espressione della persona minandone l’autenticità. La Gestalt ha il suo fulcro nell’esortazione esistenziale alla persona ad essere se stessa, il più pienamente e completamente possibile ( Clarkson, 1989). Il senso di colpa appare in quest’ ottica come come un freno alla piena realizzazione di sé, un muro oltre il quale c’è la piena consapevolezza dei propri limiti e potenzialità.

Il senso di colpa nella relazione 
Perls aveva intuito che il senso di colpa è legato alla paura di uscire dalla confluenza, paura della solitudine e dell’unicità, come terrore di eventuali rappresaglie da parte di chi si è abbandonato. Si può osservare nel rapporto madre -bambino, marito e moglie, capo e dipendente. La confluenza è una base fragile per le relazioni. L’individuo volutamente sceglie di sminuire le differenze in modo da moderare l’esperienza sconvolgente del nuovo e dell’altro. Si comporta come un camaleonte, si adegua all’altro per essere accettato, rinuncia ad essere se stesso. Affinche la persona trovi la sua piena realizzazione deve iniziare a sperimentare la propria capacità di prendere delle decisioni e di scegliere, ascoltare i propri bisogni e sentimenti che gli appartengono e non sentirsi in dovere di farli coincidere con quelli degli altri. Deve imparare che può affrontare il terrore della separazione da queste persone e tuttavia restare vivo. Affermare a voce alta le proprie aspettative, prima al terapeuta e infine alla persona a cui è demandata la soddisfazione di esse, può essere il primo passo per discriminare i tentativi nascosti di stabilire relazioni confluenti.
Tenendo in considerazione i propri bisogni e discriminandoli, si può scoprire la propria tendenza personale e unica, e si può ottenere ciò che si vuole.

Stare in relazione: affermazione della libertà o separazione dall’altro

Marilena Menditto nel suo libro ” Realizzazione di sè e sicurezza interiore” (2006, 83) sottolinea l’importanza delle modalità relazionali nella costruzione del Sè, e considera responsabili di tali formazioni il principio relazionale e il principio di affermazione della libertà e della separazione dall’altro. Il principio relazionale, rappresentato dalla madre e dalla capacità di innescare uno stile di attaccamento con attenzione all’affettività e al legame, attiva una modalità affettiva che mette in figura in particolar modo l’area della relazione intesa come accoglienza, protezione, legame, calore, soddisfazione del bisogno. Si caratterizza per la valorizzazione di comportamenti che favoriscono l’appartenenza, considerata come fonte di sicurezza e di possesso. Tale principio tende a dar vita ad una relazione simile a quella della primissima infanzia che vede il bambino dominato da sentimenti di onnipotenza primaria ( Winnicott, 1970): il bambino, durante i primi mesi di vita, forma una totalità indistinta con la madre, non ha ancora acquisito un senso di differenziazione da lei e dalla realtà esterna, lui è il mondo e il mondo è tutto nelle sue braccia. In questa situazione la madre alimenta l’onnipotenza rispondendo prontamente ai bisogni del bambino nel momento in cui essi insorgono ( es. se il bambino ha fame, la madre “sente” tale esigenza e pone il seno; il bambino esperirà la fantasia di aver creato lui stesso il seno). L’intensità di tale rapporto può essere talmente forte, confusivo che crea l’illusione che la vita non sia là fuori nel mondo, ma solo all’interno di quel legame. Alla funzione materna di costruzione e mantenimento di uno spazio affettivo, di soddisfacimento dei bisogni si affianca la funzione paterna, che pone dei limiti e spinge il figlio all’esplorazione. Il padre è colui che provoca la prima ferita, interrompendo la relazione madre-bambino basata sulla confluenza, proponendo una direzione e una prospettiva.

Principio di affermazione della libertà e della separazione dall’altro
Il principio di affermazione della libertà e della separazione dall’altro è la modalità relazionale che caratterizza lo stile paterno, tende alla rottura delle situazioni di equilibrio e di stasi, spinge l’individuo all’affermazione di sè stessi e della propria autonomia. E’ legato al bisogno di superare gli ostacoli, riuscire, scegliere, marcare la differenza. E’ una modalità relazionale che si caratterizza per la valorizzazione di comportamenti che favoriscono la differenziazione. Nel ciclo di relazione (fig.1) corrisponde alla fase in cui l’individuo dopo aver completato un’esperienza che vede soddisfatto il proprio bisogno, la simbolizza e la assimila all’interno del proprio confine di contatto, includendola nella propria identità, in modo stabile e persistente. L’intersoggettività dell’identità vede i due principi antagonisti nella costruzione interiore di un IO e un TU. Il tu è altro, colui che è diverso da me, rappresenta il confine, il limite e la norma. Ogni volta che esploriamo l’ambiente, percepiamo e ci scontriamo con la soggettivià altrui. Nel Ciclo di Relazione, i due principi regolatori sono interconnessi, momenti di attaccamento e relazione si alternano a momenti di separazione ed eplorazione, nell’incessante bisogno di affermare se stessi senza perdere il legame con l’altro.

Il padre ricopre nella strutturazione della personalità un ruolo complementare a quello materno, le ricerche più recenti sottolineano l’importanza della figura paterna come elemento di integrazione psichica del bambino fin dalla nascita. La percezione e l’assimilazione delle due modalità relazionali ed emotive, quella materna e quella paterna, permette al bambino di differenziare e integrare la propria immagine emotiva e confrontarsi con l’altro diverso da sè. Se manca il padre o la sua rappresentazione, manca lo scambio e il confronto sulla visone della vita, e conseguentemente la persona non sviluppa l’allenamento alla capacità di giudizio e di scelta (Menditto, 2006, 83). Molti studiosi di scienze sociali denunciano l’assenza della figura paterna tradizionale, detentore del carattere normativo dell’istituzione familiare, ma i padri continuano ad esserci in modo diverso, e i ragazzi della III E, dell’Istituto comprensivo Largo Oriani di Roma, attraverso il questionario “Noi e i Grandi”, provano a descrivere il ruolo dei loro genitori.

Noi e i Grandi
Il questionario “Noi e i Grandi”, elaborato da tutta la classe III E, dell’Istituto comprensivo Largo Oriani di Roma, è composto da 22 domande a risposta aperta. Si pone l’obiettivo di descrivere l’immagine e il ruolo dei genitori moderni, delle maestre e la percezione di adeguatezza della struttura scolastica. Ci rimanda la percezione che i ragazzi hanno dei loro genitori e maestre. Il principio relazionale e il principio di affermazione della libertà e della separazione dall’altro sono associati rispettivamente alle dimensioni gradevolezza ( altruismo, accoglienza, prendersi cura, dare supporto emotivo) e coscienziosità ( competenza, ordine, senso del dovere, impegno). I termini coscienziosità, gradevolezza, ostilità fanno riferimento alle cinque dimensioni fondamentali utilizzate dal “BFQ” (BFQ, Caprara et al., 1993) per la descrizione e la valutazione della personalità di ogni individuo.
Dai questionari emerge come la famiglia di appartenenza è percepita come luogo privilegiato di accudimento e di protezione, fonte di affetto e di gratificazioni anche economiche e sociali, sembra superata l’idea tradizionale di famiglia come luogo caratterizzato da uno stile educativo autoritario e normativo e regolata da rigide distinzioni di ruolo. Alla figura materna viene attribuito in particolar modo, la funzione di costruire una relazione con i figli basata sull’accoglienza, protezione, legame, calore, soddisfazione dei bisogni della prole a discapito dei propri, senza farlo pesare. Sorprende come alla domanda ” cosa non ti piace di mamma?” la maggior parte dei bambini preferisce non rispondere, perchè della loro mamma piace tutto, dall’aspetto fisico, al lavoro che svolge, al modo di relazionarsi. La figura paterna si arricchisce di aggettivi che in passato non gli appartenevano. Risulta giocherellone, simpatico, sensibile agli stati d’animo dei loro figli, ma comunque continua a svolgere il ruolo di colui che detta e fa rispettare le regole ed è simbolo della severità.
Se al padre è riconosciuta qualche caratteristica legata all’ostilità, ovvero utilizzo di un linguaggio sgradevole, indifferenza, manifestazione di rabbia, per la madre rimane difficile esprimere aggettivi negativi, e se ci sono si riferiscono all’umore.

Autrice dell’articolo Rosa Attollino, pubblicato nel libro di Antonietta Laporta ” Costruire insieme è possibile”. Il libro è possibile acquistarlo collegandosi al seguente link:
www.sefapformazione.it/wp-content/uploads/ antonia.rar